
Ogni epoca organizza il proprio immaginario attorno ad alcuni significanti privilegiati. Se negli anni Novanta il lessico politico europeo era dominato dalla globalizzazione, dall'innovazione e dalla crescita, oggi sembra essere la sicurezza ad aver assunto questa funzione. È difficile seguire il dibattito pubblico senza imbattersi in questa parola. Sicurezza urbana, dei confini, economica, sanitaria, digitale. Ambiti molto diversi vengono progressivamente ricondotti a un medesimo significante, che finisce per organizzare il modo in cui leggiamo il presente. Nessuna condizione storica, tuttavia, genera automaticamente il discorso attraverso cui viene interpretata. Tra gli eventi e il significato che assumono interviene sempre un lavoro simbolico. È proprio questo spazio che rende la sicurezza qualcosa di più di un obiettivo politico: la trasforma in una promessa di ordine.
L'affermazione dell'AfD in Germania, il consolidamento del Rassemblement National in Francia, la diffusione dei movimenti identitari in Europa e, in Italia, il successo di figure come Roberto Vannacci, Matteo Salvini, testimoniano che questa promessa intercetta una domanda profonda del legame sociale. Sarebbe riduttivo liquidare tali fenomeni come il semplice effetto della propaganda o della disinformazione. Un discorso riesce a imporsi quando offre una forma riconoscibile a un'inquietudine già presente. La sua forza non deriva soltanto dalla capacità di descrivere minacce effettive, ma dalla promessa di neutralizzare ciò che, per struttura, non può essere completamente eliminato. Ogni legame sociale produce inevitabilmente un margine di estraneità: nuovi modi di vivere, nuove forme di appartenenza, mutamenti culturali, trasformazioni storiche, ma anche eventi che sfuggono alle aspettative consolidate. In questo senso, il discorso securitario non promette soltanto protezione. Promette intelligibilità. Là dove l'esperienza si presenta come frammentata, opaca o contraddittoria, esso offre una narrazione nella quale il disordine viene ricondotto a una causa identificabile.
L'incontro con questa alterità non è mai privo di inquietudine, poiché costringe una comunità a ridefinire continuamente l'immagine che ha di se stessa. Lacan porta questa intuizione alle sue conseguenze più radicali. Il soggetto non è mai completamente trasparente a se stesso, così come il legame sociale non è mai completamente riconciliato con la propria immagine. Il linguaggio, che rende possibile ogni forma di comunità, introduce contemporaneamente una divisione: nessuno coincide pienamente con ciò che dice di essere, nessuna identità riesce a esaurire il soggetto che pretende di rappresentare.
L'alterità non compare soltanto al confine della comunità; è inscritta nella costituzione stessa del soggetto parlante.
Da questa prospettiva, la promessa di una sicurezza assoluta rivela il proprio carattere paradossale. Essa immagina di poter espellere dall'esterno ciò che costituisce anche una dimensione interna dell'esperienza umana. Il confine assume così un valore che supera la sua funzione politica o giuridica. Diventa l'immagine di un ordine finalmente sottratto alla divisione, alla contingenza e all'incontro con ciò che eccede le categorie attraverso cui una comunità pensa se stessa. È probabilmente questa la ragione per cui la sicurezza tende a presentarsi come una domanda inesauribile. Ogni risposta produce nuove domande, ogni misura rende immaginabile una protezione ulteriore, ogni confine lascia intravedere un nuovo elemento da contenere. Ciò che viene ricercato non è soltanto una riduzione del rischio, ma una forma di completezza che nessun ordinamento politico può garantire.
È proprio qui che la psicoanalisi introduce uno scarto. Non perché inviti a rinunciare alla sicurezza, né perché proponga un'indifferenza verso il problema della violenza. Piuttosto, perché ricorda che il legame sociale non può essere costruito eliminando l'alterità. Ogni tentativo di espellerla è destinato a incontrare il fatto che essa non appartiene esclusivamente all'esterno della comunità, ma attraversa il soggetto stesso, il suo desiderio, la sua parola e la sua storia. L'esperienza analitica non conduce alla cancellazione di questa eccedenza; rende possibile un rapporto diverso con essa. Forse è proprio in questo senso che la psicoanalisi può offrire ancora oggi un contributo al dibattito contemporaneo: non promettendo una società finalmente riconciliata con se stessa, ma indicando che la possibilità del legame nasce dalla capacità di sostenere ciò che, nell'altro e in noi stessi, non sarà mai completamente riducibile all'identico.