
Il significante è forse il concetto che più di ogni altro testimonia la distanza tra la linguistica di Saussure e la psicoanalisi di Lacan. Il termine rimane lo stesso, ma la funzione cambia fino a diventare quasi irriconoscibile. Ciò che nel Corso di linguistica generale designa uno dei due elementi del segno linguistico finirà infatti per occupare, nell'insegnamento di Lacan, il posto da cui dipendono il soggetto, il sintomo e la produzione stessa del senso. Per comprendere questo spostamento bisogna tornare al punto da cui prende avvio.
Il riferimento è il Corso di linguistica generale di Ferdinand de Saussure, costruito a partire dalle lezioni tenute a Ginevra tra il 1906 e il 1911 e pubblicato postumo nel 1916, il testo che segna la nascita della linguistica moderna come disciplina autonoma. È qui che compare il significante, all'interno di una teoria del segno destinata a influenzare profondamente tutto il pensiero del Novecento.
Nel Corso il segno linguistico non collega una parola a una cosa, ma un'immagine acustica a un concetto, che Saussure chiama rispettivamente significante e significato¹. Se prendiamo la parola albero, il significante coincide con la successione dei suoni che pronunciamo, mentre il significato è il concetto evocato da quella successione. L'uno non esiste senza l'altro. Non c'è un'idea che attenda di essere espressa, così come non esiste un suono in cerca del proprio concetto. Il loro rapporto è arbitrario: nulla, nella parola albero, contiene già l'albero che designa, e il fatto che lingue differenti associno allo stesso concetto immagini acustiche diverse lo mostra con chiarezza. Arbitrario, tuttavia, non equivale a instabile. Una volta consolidato nell'uso, quel rapporto diventa parte della lingua e si impone ai parlanti come qualcosa che li precede.
Neppure questo esaurisce il funzionamento del segno. Per Saussure il suo valore non dipende da una qualità intrinseca, ma dalla posizione che occupa all'interno dell'intero sistema linguistico. L'esempio degli scacchi è noto: un pezzo vale per le relazioni che intrattiene con tutti gli altri pezzi e per la casella che occupa, non per il materiale di cui è fatto². Allo stesso modo, nessun segno possiede un valore isolatamente; esso emerge soltanto all'interno della rete differenziale della lingua.
Lacan riprende precisamente questo punto, ma lo conduce altrove. La formula saussuriana del segno, convenzionalmente rappresentata come s/S, presuppone una relativa stabilità del rapporto tra significante e significato. Riscrivendola come S/s, Lacan modifica molto più di una notazione grafica³. Il significante occupa il posto superiore, il significato scivola sotto la barra e quella barra, invece di rappresentare il legame tra i due termini, ne indica lo scarto. Da qui in avanti il significante non rinvia più a un significato già disponibile. Rappresenta un soggetto per un altro significante. Il senso non accompagna più le parole come una proprietà che esse custodiscono, ma si produce negli effetti della loro articolazione.
La portata di questa inversione diventa evidente nella frase. Il senso non si deposita progressivamente su ciascuna parola, come se bastasse sommare significati già costituiti. La catena rimane aperta finché un significante non interviene a organizzarla retroattivamente⁴. È questo il punto di capitone. Lacan riprende l'espressione dall'artigianato tessile: nei materassi lavorati a mano il punto di capitone è il nodo che ancora l'imbottitura al rivestimento, impedendole di spostarsi e conferendo una forma all'insieme⁵. La funzione del significante è analoga. Non aggiunge un ulteriore significato alla catena; arresta lo slittamento del senso e rende leggibile, solo dopo, ciò che fino a quel momento rimaneva sospeso⁶.
Nel Seminario dedicato alle psicosi questo modello diventa uno strumento clinico. La domanda non riguarda più il funzionamento della lingua, ma il funzionamento del soggetto: che cosa accade quando il punto di capitone non opera?⁷ La risposta di Lacan non chiama in causa un contenuto mancante, bensì un significante preciso, il Nome-del-Padre, cui attribuisce una funzione omologa a quella del nodo che tiene insieme il materasso⁸. È su questo sfondo che acquista senso la distinzione tra il nevrotico, che abita il linguaggio, e lo psicotico, che ne è abitato⁹. Nel primo caso la catena significante incontra punti di fissazione che consentono al senso di trovare una relativa stabilità; nel secondo quei punti vengono meno e il soggetto sarà chiamato a costruire, attraverso altre vie, una soluzione capace di sostenere ciò che altrimenti resterebbe esposto allo slittamento.
Tra Saussure e Lacan il termine significante rimane invariato. Cambia, invece, la domanda alla quale è chiamato a rispondere. Nel Corso serve a descrivere la struttura della lingua; nell'insegnamento di Lacan diventa il concetto attraverso cui pensare la costituzione del soggetto e il modo in cui il senso, anziché precedere il linguaggio, prende forma al suo interno.
Bibliografia: ¹ F. de Saussure, Corso di linguistica generale, a cura di T. De Mauro, Bari, Laterza, 1972, p. 83.
² Ivi, p. 108.
³ J. Lacan, «L'istanza della lettera nell'inconscio o la ragione dopo Freud» (1957), in Scritti, a cura di G. B. Contri, Torino, Einaudi, 1974, pp. 488-523.
⁴ J. Lacan, «La sovversione del soggetto e la dialettica del desiderio nell'inconscio freudiano» (1960), in Scritti, cit., p. 807.
⁵ J. Lacan, Il Seminario. Libro III. Le psicosi (1955-1956), a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 1985, pp. 304-305.
⁶ Ivi, p. 305.
⁷ Ivi, p. 307.
⁸ Ivi, p. 306.
⁹ Ivi, p. 298.