
Questo è un Freuday particolare: ho scritto l'articolo di ritorno da Lavarone, luogo a me molto caro perché ospita la Summer School di Topologia e Psicoanalisi appena terminata, tre giorni di studio e ricerca che ogni anno ho il piacere di condividere con un gruppo di amic∗ e collegh∗.
Come saprete, Freud aveva una certa predilezione per le vacanze e per l'Italia. Arrivò a Lavarone nel 1900 e vi tornò nel 1906, nel 1907 e nel 1923.¹ All'Hotel du Lac le giornate trascorrevano tra camminate nei boschi, escursioni, raccolte di funghi e lavoro. Sharon Kivland e Lucia Farinati hanno ricostruito questi soggiorni in Freud in vacanza. A cavernous defile, seguendone gli itinerari attraverso lettere, memorie familiari e documenti.²
Nell'estate del 1906 Freud lavorava qui attorno a una novella pubblicata tre anni prima da Wilhelm Jensen.³ Norbert Hanold, il protagonista, è un giovane archeologo la cui vita sembra interamente assorbita dallo studio dell'antichità. A Roma rimane attratto dal bassorilievo di una donna nell'atto di camminare e, in particolare, dalla posizione insolita di un piede. Ne procura una copia, la appende nel proprio studio e le dà un nome: Gradiva, “colei che avanza”. Da quel momento l'interesse archeologico comincia a prendere una piega meno innocente. Hanold osserva per strada l'andatura delle donne, cercando quel medesimo passo, finché Gradiva compare in un sogno ambientato a Pompei durante l'eruzione del Vesuvio: la vede avanzare mentre la città viene sepolta e si convince che quella donna sia realmente vissuta e morta lì.⁴
La convinzione lo porta in Italia. Hanold raggiunge Pompei e vaga tra le rovine nelle ore più calde della giornata, quando la città è quasi vuota; proprio lì vede comparire una giovane donna che ha il volto e soprattutto il passo di Gradiva. Le parla come se fosse la figura del bassorilievo tornata dalla città sepolta, e la donna, anziché sciogliere immediatamente l'equivoco, gli risponde. Jensen lascia così che per qualche tempo sogno, delirio e realtà occupino lo stesso spazio, mentre nella certezza di Hanold comincia ad affiorare qualcosa che appartiene a una storia molto meno antica di quanto lui immagini.⁴
Freud segue il punto in cui il sapere dell'archeologo si trova implicato nell'oggetto della sua ricerca. Hanold sa molto dell'antichità, eppure ignora ciò che orienta il suo percorso: il piede, il sogno, Pompei, il viaggio si dispongono come tracce di una storia rimossa che proprio attraverso queste deviazioni continua a produrre i propri effetti. L'archeologia offre a Freud un appoggio per pensare la logica dell'inconscio: ciò che viene sepolto si sottrae alla vista, pare dimenticato, e tuttavia continua a ritornare, deformato, nelle sue formazioni.⁵
Da questo lavoro nascerà Il delirio e i sogni nella «Gradiva» di Wilhelm Jensen, pubblicato nel 1907.⁵ Nello stesso anno Freud, durante un viaggio a Roma, riconoscerà ai Musei Vaticani il rilievo che aveva ispirato Jensen e ne procurerà una copia, destinata alla parete del suo studio.
Bibliografia: ¹ Jones, E. (1955), Vita e opere di Freud, vol. II, Milano, Il Saggiatore; Kivland, S., Farinati, L. (2016), Freud in vacanza. A cavernous defile, Trento, Fondazione Museo storico del Trentino.
² Kivland, S., Farinati, L. (2016), Freud in vacanza. A cavernous defile, Trento, Fondazione Museo storico del Trentino.
³ Freud, S. (1907 [1906]), Il delirio e i sogni nella «Gradiva» di Wilhelm Jensen, in Opere di Sigmund Freud, vol. 5, Il motto di spirito e altri scritti 1905-1908, Torino, Bollati Boringhieri, pp. 263-336.
⁴ Jensen, W. (1903), Gradiva. Ein pompejanisches Phantasiestück; trad. it. in Jensen, W., Freud, S., Gradiva, trad. di C. L. Musatti, Torino, Boringhieri, 1961.
⁵ Freud, S. (1907 [1906]), Il delirio e i sogni nella «Gradiva» di Wilhelm Jensen, cit., pp. 263-336.